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L'università - Cap. 16 - Il caffè


di the_extension
01.03.2026    |    581    |    1 7.6
"Lingua sulla figa già bagnata, leccando le piccole labbra, succhiando il clitoride, infilandosi dentro per raccogliere ogni goccia immaginaria..."
Sara aveva invitato Marco da lei per "studiare un po’". Giulia, la sua coinquilina, era già in stanza, sdraiata sul letto con il telefono in mano. Tutto sembrava normale: tre ragazzi del primo anno che chiacchieravano di esami, ridevano, bevevano caffè freddo dalle macchinette del corridoio.
Poi Sara, con un gesto apparentemente goffo, rovesciò il bicchiere di Marco proprio sull’inguine.
"Oh cazzo! Scusa!" rise lei, ma i suoi occhi brillavano di malizia.
Il caffè freddo aveva inzuppato i jeans di Marco all’altezza dei boxer. Lui arrossì solo per un secondo, poi abbassò subito lo sguardo.
Sara non gli diede il tempo di reagire. "Non puoi stare così bagnato, Marco. Inginocchiati e pulisciti. Usa la lingua, non voglio macchie sul pavimento."
Giulia scoppiò a ridere, pensando fosse uno scherzo stupido tra fidanzati. "Ma dai, Sara, sei seria?"
Marco non rispose. Si inginocchiò immediatamente davanti al divano, si slacciò i jeans, li abbassò fino a metà coscia insieme ai boxer bagnati e iniziò a leccare la stoffa. Lingua lenta, metodica, succhiando il caffè freddo misto all’odore del suo stesso cazzo. Non si fermava. Non alzava lo sguardo.
Giulia smise di ridere. "Aspetta, lo sta facendo davvero?"
Sara si appoggiò allo schienale, soddisfatta. "Sì. È bravo a pulire. Vero, piccolo?"
Marco, con la bocca ancora sulla stoffa: "Sì, Signora Sara. Grazie per lasciarmi pulire."
Il riso di Giulia si spense del tutto. Rimase a fissare Marco in ginocchio che leccava i suoi boxer sporchi di caffè come se fosse la cosa più normale del mondo.
Sara lasciò passare qualche secondo, poi indicò il pavimento con il mento. "Oh no, guarda, qualche goccia è caduta anche lì. Lecca anche il pavimento, Marco. Non voglio macchie."
Non c’era nessuna goccia. Era tutto asciutto. Ma Marco non obiettò. Si chinò ancora di più, carponi, e iniziò a leccare il linoleum freddo con la lingua piatta, passando e ripassando nello stesso punto immaginario. Il sapore di polvere e detersivo gli riempì la bocca.
Giulia aveva gli occhi spalancati. "Ma... non c’è niente lì."
Sara sorrise dolcemente. "Lo so. Ma lui pulisce lo stesso. È fatto così."
Marco continuò a leccare il pavimento per quasi un minuto, lingua che sfregava sul linoleum, culo in alto, boxer ancora abbassati. Poi alzò la testa. "Pulito, Signora Sara."
Sara lo guardò con orgoglio. "Bravo. Ma ora, guarda qui." Si alzò la maglietta lentamente, scoprendo le tette sode. "Credo che qualche goccia sia finita anche sul mio seno. Pulisci anche lì."
Marco si avvicinò in ginocchio senza esitare. Leccò prima il seno destro, lingua larga sul capezzolo, succhiando piano come se stesse davvero raccogliendo caffè immaginario. Poi passò al sinistro, più lento, più devoto. Sara sospirò piano, godendosi la scena.
Giulia aveva smesso di fingere di guardare il telefono. Fissava la scena con la bocca semiaperta, una mano che stringeva il bordo del letto.
Sara, con voce bassa e calda, continuò l’escalation naturale: "Aspetta, credo che un po’ di caffè sia colato più giù." Si abbassò le mutandine fino alle ginocchia, aprì leggermente le gambe. "Puliscimi anche qui, Marco. Per sicurezza."
Marco affondò la faccia tra le cosce di Sara senza un attimo di esitazione. Lingua sulla figa già bagnata, leccando le piccole labbra, succhiando il clitoride, infilandosi dentro per raccogliere ogni goccia immaginaria. Sara gli mise una mano sulla testa, spingendolo più a fondo.
"Così, bravo! Pulisci bene la tua padrona."
Giulia non riuscì più a stare ferma. La mano che stringeva il bordo del letto scivolò lentamente tra le sue gambe. Iniziò a toccarsi sotto i pantaloni, piano, gli occhi incollati su Marco che leccava la figa di Sara con devozione assoluta.
Sara se ne accorse. Sorrise soddisfatta, ma non disse nulla. Lasciò che Giulia si masturbasse guardando lo spettacolo.
Quando Sara venne - un orgasmo silenzioso, cosce che tremavano intorno alla faccia di Marco - si staccò piano. Il mento di Marco era lucido dei suoi umori.
"Ora pulisci le dita di Giulia," ordinò Sara con calma. "Ha goduto tanto guardandoti."
Giulia arrossì violentemente, ma non tolse la mano dai pantaloni. Marco si spostò in ginocchio davanti a lei, prese le dita bagnate di Giulia e le leccò una per una, succhiando i suoi umori con la stessa devozione che aveva usato con Sara.
"Grazie, Signora Giulia," mormorò tra un dito e l’altro. "Grazie per avermi lasciato pulire."
Sara si sistemò le mutandine, guardò Giulia con un sorriso complice e disse:
"Sai, la prossima volta potremmo usarlo un po’ insieme. Se ti va. Marco è bravissimo a servire più persone. Vero, piccolo?"
Marco, ancora in ginocchio, abbassò la testa con gratitudine profonda.
"Sì, Signora Sara. Grazie per avermi permesso di servire anche Signora Giulia. Sarò felice di obbedire a entrambe."
Giulia non rispose. Ma il suo respiro accelerato e la mano ancora tra le gambe dicevano tutto.

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